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PAGINA DEDICATA A TUTTE LE INFORMAZIONI SU CASONI CHE SI TROVANO SUL WEB.

Informazioni generali: (aggiornati al 31-12-2011)
La frazione di Casoni sorge a 97 metri sul livello del mare.


Nella frazione di Casoni risiedono 3661 abitanti di cui 302 residenti stranieri. 
Per un totale di 1336 famiglie.


Tratto da "Rete Veneta", edizione del 15/09/2016


I PARROCCHIANI SALVANO L’ORGANO DI CASONI

Un autentico gioiello. Uno dei rarissimi organi Giacobbi, opera 32, del 1852, funzionanti in tutto il suo splendore. Siamo nella chiesa di Casoni di Mussolente, dove l’antico strumento ha potuto riprendere vita Il prezioso organo di Casoni deve la sua salvezza ai parrocchiani. E tre giorni di festa per tutta la comunità di Casoni, da domani, venerdì, a domenica, per ridare onore e dignità al prezioso strumento a canne del Giacobbi.
 
Tratto da “Il Giornale di Vicenza” del 22/11/2013
Cadono sassi dal campanile
Transennata parte della piazza Il sindaco: «Attendiamo di salire per verificare l'entità dei danni» Due anni fa un episodio analogo

Desta impressione passare per la piazza di Casoni e vedere il campanile transennato da ogni lato con tanto di avvisi di pericolo crollo. La pioggia di ieri notte ha fatto cadere delle pietre, staccatesi dalla sommità della torre campanaria, e per precauzione si è deciso di delimitare tutta l'area circostante in attesa di un adeguato intervento. Sul posto ieri mattina si sono recati i vigili del fuoco e i tecnici del Comune che, con il parroco don Angelo Rossi e il sindaco Maurizio Chemello, hanno deciso intanto di chiudere l'area al passaggio pubblico. 
«Le pietre cadute - spiega il sindaco - non sono particolarmente grosse ma è chiaro che che, cadendo da quella altezza, se colpiscono qualcuno succede l'irreparabile. È vero che l'area del sagrato è di proprietà della parrocchia ma la piazza e la strada sono pubbliche e quindi si è provveduto subito ad agire con la massima cautela con i nostri tecnici e la squadra operai in attesa che i vigili del fuoco possano salire sul tetto, verificare l'entità dei danni ed effettuare i necessari interventi. Del resto in cima al campanile stanno crescendo anche degli arbusti e allora meglio non perdere tempo». 
Un intervento spettacolare sul campanile era stato effettuato nel maggio di due anni fa dal nucleo Saf, speleoalpinofluviale, dei vigili del fuoco a seguito della caduta di alcuni pezzi di intonaco. Allora avevano riscontrato che altri pezzi stavano per staccarsi e li hanno fatti cadere a terra. Qualche segnale di degrado era stato riscontrato anche sui cornicioni del lato nord più esposto all'umidità, ma fortunatamente non erano state rilevate problemi sulla staticità del campanile il che aveva tranquillizzato un po' tutti fino a ieri quando una certa apprensione si è nuovamente diffusa. Il campanile di Casoni ha 200 anni. Era già eretto infatti nel 1813 quando la ditta Pietro Colbacchini di Bassano fuse le tre campane. Una quarta venne fusa nel 1839. In questi due secoli è stato oggetto di vari lavori di manutenzione, il più importante nell'estate del 1991 quando si procedette ad un completo restauro interno con il rifacimento dei solai e l'installazione di nuove rampe di scale. Nel 2011 si eseguì una serie di verifiche e nei prossimi giorni è previsto il nuovo intervento di messa in sicurezza della torre campanaria.


Tratto da “Il Giornale di Vicenza” del 3/06/2013

Inaugurato a Casoni il cippo a Busnardo
MUSSOLENTE. Alla festa delle penne nere e dei donatori di sangue

Casoni ha accolto ieri centinaia alpini e donatori di sangue, giunti in paese un po' da tutto il Veneto, ma anche dal Friuli e da l Bergamasco, per partecipare alla grande festa in occasione degli anniversari di fondazione dei gruppi locali e dello scoprimento del cippo dedicato al presidentissimo delle penne nere, Bortolo Busnardo. Dopo la sfilata per le vie di Casoni alpini e donatori, accompagnati da autorità civili e militari, hanno preso posto nel piazzale della chiesa dove si sono tenuti l'alzabandiera, l' omaggio ai Caduti e i discorsi di benvenuto da parte dei presidenti Armido Dissegna, Mario Sonda e Fabrizio Busnardo, che hanno ricordato rispettivamente i 66 anni di vita del gruppo alpini, i 50 del gruppo donatori di sangue e i 35 dell'Aido. Dopo la messa celebrata dal parroco don Angelo Rossi hanno preso la parola il sindaco di Mussolente Maurizio Chemello e l'assessore regionale Elena Donazzan che hanno messo in risalto i valori espressi dagli alpini e dai donatori, sempre pronti ad accorrere dove serve il loro aiuto. Il momento più toccante è stato però quello dello scoprimento del cippo dedicato a Bortolo Busnardo, il "presidentissimo" degli alpini, scomparso un anno e mezzo fa, che fu al vertice della sezione di Casoni per 45 anni. Alla cerimonia erano presenti la vedova con i figli e i nipoti. Busnardo è stato ricordato con commozione dal figlio Fabrizio che ha voluto ringraziare tutti per la presenza, ma in particolare suo padre per la testimonianza che ha lasciato. In rappresentanza della sezione Ana di Bassano è intervenuto il presidente Giuseppe Rugolo che ha accennato alle tante iniziative di solidarietà intraprese da Busnardo in Italia e all'estero. «Qui oggi a Casoni - ha detto- si è riunita la tua famiglia alpina che hai saputo guidare per decenni, ed è con lo zaino pieno dei tuoi ricordi e dei tuoi insegnamenti che proseguiremo il cammino». È toccato infine al neopresidente nazionale delle penne nere, Sebastiano Favero, alla sua prima uscita ufficiale dopo l'elezione, ricordare lo zio Bortolo. L'ha fatto esternando ricordi personali, e ricordando i legami che lo uniscono a Casoni. «Con la sua opera - ha concluso - con il suo modo di essere il presidente, Busnardo ha sempre portato in alto i nostri valori. È stato lui ad infondermi i valori dell'alpinità, ed è merito suo se oggi io ricopro il ruolo di presidente nazionale. Per questo anche qui voglio gridare grazie zio Bortolin».
 
                                                                                            
Tratto da “Il Giornale di Vicenza” del 22/01/2013

Casoni batte cassa per restaurare il vecchio organo

L'organo della chiesa di Casoni ha bisogno di cure. Lo strumento. Lo strumento, di particolare importanza per l'alta qualità tecnica e la ricchezza degli intagli dorati, tanto da aver meritato la copertina del libro “Gli organi della città e diocesi di Treviso” di Giovanni Zanatta, è in precario stato di salute. Come recita la targhetta posta sopra la tastiera, l'organo è stato costruito da Giuseppe Giacobbi Maggiotto, con la collaborazione dei figli, nel 1852. Il parroco di allora, don Pietro Zanardi, ne fu il promotore dopo aver constatato che la chiesa parrocchiale mancava di un organo «corrispondente alla nobiltà del sacro tempio» e per questo si rivolse alla ditta Giacobbi che già ne aveva installati una trentina. «Quello di Casoni porta il numero 32 - spiega lo storico Agostino Brotto Pastega - e riprende nell'impiantistica, nei prospetti della cassa armonica, della cantoria, e nella stessa ubicazione, quello della parrocchiale di Cassola. Si tratta di un organo a un manuale che presenta 31 canne di stagno nel prospetto con labbro superiore a mitria, formanti tre cuspidi. I registri, di particolare qualità tecnica, con ancora le relative etichette originali, sono posti a destra della consolle in doppia fila, con manubri alla lombarda. La monumentale cassa armonica esibisce un lindore formale e cromatico di chiara impronta neoclassica, anche se le volute della cimasa e i due festoni retti da putto tradiscono reminiscenze rococò. Gli intagli con strumenti musicali dei pannelli della cantoria denotano l'alta maestria dell'artefice». Brotto Pastega evidenzia che l'organo fu solennemente sperimentato da distinti professori e ascoltato da una innumerevole folla accorsa alle sacre funzioni il 15 agosto 1852, festa dell'Assunta, tanto che il parroco don Zanardi si sentì in dovere di inviare alla “Gazzetta uffiziale di Venezia” un'accurata descrizione dei pregi dello strumento. Per l'inaugurazione inoltre, a cura della fabbriceria, venne stampato dalla tipografia bassanese di Antonio Roberti un foglio con i versi di Angelo Luigi Busato preceduti dalla dedica “ A Giuseppe Giacobbi e figli per l'erezione di un nuovo organo in Casoni”. L'organo è stato sottoposto a restauro nel 1881 e nel 1919. Adesso, dopo 160 anni di onorato servizio, mostra tutti i segni del tempo e necessita di un intervento radicale. «Il restauro, affidato ad una ditta specializzata, sarà di tipo conservativo - spiega l'arch. Giuliana Fauda - con la ricostruzione di alcune parti rotte o degradate, con materiali e tecniche adeguate. L'accurato smontaggio e catalogazione di tutte le parti e componenti, sia di carattere ornamentale che fonico, garantiranno il corretto recupero. Il consolidamento delle parti lignee, il trattamento antitarlo, la pulitura e disossidazione delle parti metalliche, l'armonizzazione di tutto il materiale fonico, e il restauro della cassa armonica riporteranno l'organo allo stato originale». Sarà effettuato anche il restauro della cantoria per cui le spese saranno di non poco conto. Già sono state effettuate delle raccolte di offerte in occasione dei concerti natalizi tenuti nella chiesa di Casoni dai bambini della scuola materna, delle scuole medie e della schola cantorum san Daniele di Povegliano, ma la parrocchia è tuttora alla ricerca di qualche finanziamento o sponsor.

Tratto da “Il Giornale di Vicenza” del 18/08/2012

Padre Lidio, una vita per l'emigrazione


Zoom FotoHa festeggiato a Casoni i 50 anni di ordinazione sacerdotale padre Lidio Tomasi, fratello del nunzio apostolico Silvano. Per l'occasione è stato stampato un fascicolo che ricorda le tappe più significative del ministero pastorale del missionario scalabriniano. Nato a Casoni nel '38, padre Lidio è stato ordinato prete a Roma dal card. Carlo Confalonieri. «Il seme della mia vocazione al sacerdozio - spiega - fu piantato dalla fede profonda di mia madre e dall'esempio illuminante del parroco e del cappellano di allora, don Angelo Vincenzi e don Eugenio Gatto. Quello che rafforzò la mia vocazione scalabriniana fu l'ambiente parrocchiale di Casoni che Pio X definì il roccolo delle vocazioni». Laureato in teologia alla Pontificia università gregoriana, padre Lidio venne inviato a insegnare filosofia al collegio San Carlo a Staten Island a New York, dove rimase dal '63 al '66 quando fu assegnato come assistente parroco alla chiesa San Michele a New Haven e quindi di nuovo a New York dal '68 al 2001 a dirigere il Cms, centro studi emigrazione. «Come direttore esecutivo del Cms - continua padre Tomasi - ho potuto portare all'attenzione il tema dell'emigrazione e dei rifugiati. Un'attività importante è stata la conferenza legale nazionale tenuta a Washington ogni anno per 22 anni e i cui atti vennero pubblicati in 22 volumi presenti nelle biblioteche di tutte le scuole di legge. Inoltre il Cms ha organizzato varie conferenze nazionali e internazionali, e dopo 34 anni si può dire che la battaglia per portare il soggetto dell'emigrazione all'attenzione degli accademici e dei legislatori è vinta, anche se la soluzione globale della riforma migratoria è ancora lontana». Nel 2002 padre Lidio venne nominato parroco a Chinatown nella chiesa di San Giuseppe, nella parte bassa di Manhattan. «Non conoscevo la lingua cinese ma all'inizio bastava accogliere i nuovi fedeli a braccia aperte per far capire loro che la chiesa era la loro casa». Nel 2006 la nuova nomina a parroco della chiesa italiana del Santo Rosario a Washington, a poca distanza dal Congresso americano. Situata in posizione strategica, la chiesa e il suo centro socio-culturale sono il punto di riferimento per tutti gli italiani sparsi in quest'area metropolitana. Attigua alla chiesa sorge la Casa italiana, realizzata da padre Cesare Donanzan, altro scalabriniano originario di Mussolente. Ed è a Washington che padre Lidio ha fatto ritorno, dopo aver celebrato con parenti, amici e parrocchiani il 50° di sacerdozio. Ai compaesani ha lasciato in ricordo il volumetto “Da Casoni all'America” corredato da numerose foto che lo ritraggono con il fratello Silvano in diverse circostanze, accanto ad autorità civili, come il senatore americano Edward Kennedy, e con i tanti confratelli missionari originari di Casoni. «Con la cooperazione di familiari e comuni amici - scrive nella prefazione mons. Silvano - abbiamo voluto ricordare almeno parzialmente le tappe lungo il cammino di questi 50 anni di apostolato di padre Lidio e le sue molteplici attività che continuano a portare frutto nella chiesa e nella società».D.Z.

 

   
Tratto da “Il Giornale di Vicenza” del 28/01/2012

                     L'ultima adunata Addio al presidente 

ANA IN LUTTO. Alpini del Triveneto a Casoni. Chiesa e piazza gremite alle esequie di Busnardo. Il parroco: «Questa folla dice tutto. È stato esempio di servizio al prossimo»

È stata un'adunata. A Casoni non s'era mai vista una folla simile per una cerimonia funebre. Duemila persone. Già un'ora prima dell'inizio delle esequie la piazza era stracolma di alpini, tutti con il loro cappello, schierati dietro al proprio gagliardetto. In una chiesa gremita, molte le autorità civili e militari: l'on Lanzarin, l'assessore regionale Donazzan, il vicepresidente della Provincia Dino Secco e l'assessore provinciale Morena Martini. Numerosi i sindaci del comprensorio, i gonfaloni dei Comuni, e i gagliardetti delle sezioni alpine, presenti con i loro capigruppo da tutto il Triveneto, da Trieste a Bolzano, con rappresentanze persino da Savona e da Varese. Il rito funebre è stato presieduto dal parroco di Casoni, don Angelo Rossi che ha concelebrato con altri sette sacerdoti il rito al quale hanno preso parte anche il coro sezionale dell'Ana e quello parrocchiale. «Caro Bortolo - ha esordito nell'omelia il parroco, giunto a Casoni da poco più di un anno - avevo cominciato solo ora a conoscerti. Siamo di fronte a una folla così grande e numerosa che ha condiviso con te tante esperienze e che ti ha molto apprezzato. Questa presenza parla di te più dell mie parole. Tu ci hai insegnato a prendere sul serio il Vangelo, hai saputo donare la vita alla famiglia, alla professione. Tenevi molto alle buone relazioni, hai saputo donarti nel tempo libero, hai scelto il servizio ai tuoi fratelli nell'associazione alpina, sempre pronto a intervenire direttamente nelle situazioni di calamità in Italia e all'estero e sono convinto che l'hai fatto non per spirito di corpo o per senso umanitario ma con forti motivazioni cristiane. Vogliamo ringraziare il Signore per aver camminato a fianco di questo nostro fratello». Alla preghiera dei fedeli sono saliti all'altare la figlia Irene e il nipotino mentre il figlio Fabrizio ha recitato la preghiera dell'alpino. A conclusione della cerimonia ha preso la parola anche il presidente nazionale dell'Ana Corrado Perona. Dopo la liturgia il corteo funebre si è spostato a Possagno. Qui con auto e pullman gli alpini hanno raggiunto il tempio canoviano, da dove è partita il corteo è sfilato verso il cimitero. Il presidentissimo Bortolo Busnardo è stato salutato con le note di "Signore delle cime". L'ultima adunata. D.Z.

 


tratto da "Il Giornale di Vicenza" del 18/08/11

IL PERSONAGGIO. È uno scalabriniano di Casoni di Mussolente
L'ARCIVESCOVO BASSANESE AMBASCIATORE DEL PAPA ALL'ONU
Monsignor Silvano Tomasi ha vissuto trent'anni negli Usa, è stato nunzio in Africa 
e ora rappresenta la Santa Sede nel cuore della diplomazia mondiale a Ginevra

Voleva diventare missionario. Sognava l'America del sud. Lo inviarono in quella del nord, a New York. A studiare, non a soccorrere gli indios. Non si sognò di protestare, il giovane seminarista. Non era costume per un giovanotto degli anni Cinquanta, anche se il trasgressivo Elvis Presley in quegli anni furoreggiava con il rock 'n roll, danza sacrilega per i benpensanti, che trasformava geneticamente i ballerini “in preda a follia isterica al punto da commettere ogni sorta di violenze”, come le cronache di questo giornale riportavano. Gli Stati Uniti non l'hanno mutato, anche se adesso monsignor Silvano Tomasi pensa direttamente in inglese: «È la lingua del lavoro», si schermisce. Però a cena riesce a parlare in inglese, e allo stesso tavolo pure in francese, spagnolo e... in dialetto veneto. 

Invece un pezzetto di storia degli Usa l'ha cambiato lui: almeno per quella parte che riguarda l'immigrazione eil peso degli italiani negli Usa. Ne discuteva con Richard Nixon nello studio ovale alla Casa Bianca, chiedendo spazio per i connazionali in America, che non erano tutti mafiosi oppure dediti a pizza e mandolino: «Se oggi ci sono 35 rettori di università americane figli di immigrati italiani qualcosa abbiamo concluso», sintetizza. Grazie anche al senatore Ted Kennedy, che era un habitué ai suoi convegni annuali, oppure a Jimmy Carter, altra sua conoscenza di allora. Fatti, non parole. Monsignore ha fondato negli Usa un Centro studi sull'immigrazione, ha creato la rivista International migration review, ha gestito l'impatto rivoluzionario del Concilio Vaticano II, negli anni in cui un altro rivoluzionario, John Kennedy, cancellava le quote di immigrati italiani, è stato Provinciale della sua Congregazione, ha aperto un seminario in Messico e uno nelle Filippine, Paesi dai quali partivano le nuove ondate dei migranti di 50 - 40 anni fa. 

Se la Conferenza episcopale Usa l'ha scelto come segretario, affidandogli un ufficio per la pastorale dei nuovi immigrati, dov'è restato sette anni significa che monsignore ha solidità a prova di efficenza Usa. Assieme a quei vescovi ha girato il mondo: ha curato i soldati reduci dal Vietnam, ha visitato i campi profughi in Thailandia e nelle Filippine, ha toccato con mano la guerra civile in Sudan. Tanta esperienza lo porta a svolgere qualche riflessione su come il nodo immigrazione è affrontato oggi nella vecchia Europa: «L'emotività blocca un discorso razionale sul tema, uno sforzo che deve coinvolgere tutta l'Europa. Non può essere affrontato dal singolo Stato. Servono strategia politica e volontà nuova. La verità è che non esiste una convergenza di volontà dei vari G 20 o G8».
Ora è ambasciatore del Papa all'Onu di Ginevra, città svizzera sul lago dove si allena Alinghi per la Coppa America di vela e che conta 210 rappresentanze diplomatiche. Se gli chiedete qual è la differenza con la sede americana, vi risponde così: «A Ginevra si preparano e si cucinano i piatti che si servono e mangiano a New York».
Ma cosa fa l'ambasciatore del Papa a Ginevra? «Come diceva Paolo VI, la Chiesa è esperta di umanità, non legata agli interessi economici e militari. Quando parlo si fa silenzio. Mi ascoltano, mi chiedono i testi. Mica mi esalto. Conosco anche le contraddizioni dei miei colleghi. Da un lato applaudono e chiedono appoggio per le questioni sociali. Ma sulla politica familiare, vale a dire aborto e matrimonio dei gay, ci considerano come la pecora nera, dei blocca-progresso». Prosegue: «Anche i gay naturalmente devono essere rispettati nella loro dignità, ma il futuro della famiglia è un altro».
Qualche soddisfazione la riserva anche il suo lavoro: «Assieme a pochi altri Stati, la Santa Sede ha presentato la risoluzione per abolire le bombe a grappolo. Mi davano del matto, poi a Oslo hanno firmato cento Paesi». L'Onu, spiega, non si può eliminare perché non ci sono alternative. Ma va riformato, a iniziare dal Consiglio di Sicurezza, eliminando il diritto di veto. È questo il nodo per risolvere molti questioni, a iniziare dal Medio Oriente: «Lo Stato Palestinese è un diritto. Il problema è l'appoggio incondizionato alla violenza di Israele da parte degli Usa».


  tratto da "Il Giornale di Vicenza" del 18/08/11
«Sodano mi disse: sei libero, ma devi dire di sì»

 Monsignor Silvano Maria Tomasi ha settant'anni: è nato a Casoni di Mussolente il 12 ottobre 1940. Torna ogni tanto nel suo paese e proprio a Casoni ha trascorso i giorni a cavallo di Ferragosto. È uno scalabriniano, come suo fratello maggiore don Lidio, 73 anni, che si può definire “il parroco di Obama”, visto che la sua parrocchia si trova a Washington a cento metri dalla Casa Bianca. Ma solo per modo di dire, dato che il Presidente Usa è battista e non cattolico.
Mons. Silvano Tomasi è stato ordinato sacerdote della Congregazione dei Missionari di San Carlo (ossia gli scalabriniani) da Joseph Maria Pernicone, vescovo ausiliare di New York, il 31 maggio 1965. «Era il primo vescovo di origine italiana negli Stati Uniti», ricorda Tomasi. Resta negli Usa trent'anni. Nel 1989 è nominato segretario del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti. 
Il 27 giugno 1996 è nominato nunzio apostolico in Etiopia ed Eritrea. Il cardinale Angelo Sodano pochi giorni prima lo aveva convocato e gli aveva spiegato: «Sei libero di dire di no. Però domani alle nove mi porti la lettera di accettazione». 
Il 24 aprile 1999 riceve il titolo personale di arcivescovo di Asolo: il suo predecessore nella carica è stato l'ausiliare vicentino mons. Carlo Fanton. Il 23 dicembre 2000 diventa nunzio apostolico per il Gibuti. È osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite di Ginevra dal 10 giugno 2003.

I pompieri scalano il campanile di Casoni

tratto da "Il Giornale di Vicenza" del 29/5/11
Tutti con il naso all'insù in piazza Giovanni XXIII a Casoni. Oggetto di tanta attenzione il campanile e i vigili del fuoco che, armati di funi e attrezzature speciali, hanno dato la scalata alla cima della torre campanaria per verificare le condizioni del manufatto, dopo che nelle ultime settimane erano state segnalate cadute di pezzi di intonaco.
Il campanile di Casoni ha 200 anni di vita. Si sa infatti che durante il parrocato di don Sebastiano Scalconi, intorno al 1760, venne stipulato il contratto per la cessione gratuita dell'area. La torre campanaria risulta già eretta nel 1813, quando la ditta Pietro Colbacchini di Bassano fuse le tre campane, una di 1504 libbre bassanesi, una di 1045 e un'altra di 745. Una quarta è stata fusa nel 1839. In anni più recenti, durante il parrocato di don Gabriele Cortese, nel 1978, le campane sono state rifuse e adesso sono sei, benedette con i nomi di Maria, Pietro, Rocco, Liberale, Anna e Gabriele.
Un intervento importante di manutenzione straordinaria del campanile venne attuato nell'estate del 1991, quando durante il parrocato di don Dionisio Salvadori si procedette ad un completo restauro interno, a cura della locale sezione alpini. Furono demolite le vecchie strutture ormai pericolanti, rifatti i solai e installate nuove rampe di scale. Vennero sostituiti pure il portale e i gradoni di accesso al campanile. Il taglio del nastro toccò ad un presule brasiliano, mons. Josè Lessa vescovo di Proprià, ospite in quei giorni a Casoni.
Adesso, a soli sei mesi dal suo arrivo a Casoni, il nuovo parroco, don Angelo Rossi, ha dovuto mettere mano alla torre. «Il campanile aveva bisogno di interventi - spiega il sacerdote - sono state collocate nuove reti per proteggere la caduta dei battacchi e chi vi sale per lavorare. I piccioni continuano a creare problemi e sono nate delle piante sulle cornici. Abbiamo interpellato i vigili del fuoco che si stanno impegnando a risolvere i problemi».
Dal canto loro i vigili del fuoco hanno risposto all'appello e sono intervenuti con il nucleo Saf, speleo-alpino-fluviale. Con le loro attrezzature hanno compiuto un intervento spettacolare, verificando le condizioni del campanile. Hanno riscontrato che altri pezzi di intonaco erano ormai staccati e li hanno fatto cadere a terra, dopo aver transennato l'intera area. Qualche segno di degrado è stato riscontrato sui cornicioni del lato nord, più esposti all'umidità. Non è stata rilevata alcuna problematica sulla staticità del campanile, che sotto questo profilo gode di buona salute e può quindi continuare a svettare.D.Z.

tratto da "Il Giornale di Vicenza" del 23/10/10

Zoom Foto Casoni accoglie don Angelo Rossi il nuovo parroco

Fa il suo ingresso domani pomeriggio a Casoni il nuovo parroco, don Angelo Rossi, proveniente da Vallà di Riese. A presentarlo alla comunità sarà il vescovo di Treviso mons. Gianfranco Agostino Gardin che presiederà alle 16 la celebrazione liturgica. Don Angelo è nato a Pezzan d'Istrana il 3 maggio 1952. Ha studiato nel seminario diocesano di Treviso ed è stato ordinato sacerdote il 29 marzo 1980. È stato cappellano a San Martino di Lupari, Scorzè e in una parrocchia di Roma affidata alla diocesi di Treviso. È stato quindi nominato parroco a Monfumo e dal 2001 parroco della chiesa di San Giovanni Battista di Vallà, il paese salito tristemente alla ribalta lo scorso anno per la tromba d'aria che l'ha devastato.
Don Angelo abiterà in canonica assieme ai parroci di San Zenone e di Ca' Rainati, che svolgeranno così un lavoro di collaborazione pastorale dato che, con la carenza di sacerdoti, in futuro non tutte le comunità potranno disporre di un proprio parroco in esclusiva.
La canonica di Casoni, restaurata e rimessa a nuovo una quindicina d'anni fa da don Dionisio Salvadori, è stata scelta perché si presta meglio delle altre ad accogliere più sacerdoti. Qui ha soggiornato anche il segretario di Stato vaticano, cardinale Angelo Sodano, quando nell'agosto del '96 è venuto a Casoni per la consacrazione a vescovo del nunzio apostolico mons Silvano Tomasi, avvenuta nel parco della canonica. Don Angelo Rossi è il 21° parroco nella storia di Casoni, da quando nel 1603 si separò da Mussolente. Nell'ultimo secolo si sono succeduti don Angelo Vincenzi dal 1910 al 1951, don Gino Gomiero dal '51 al '58, don Gabriele Cortese dal '58 al 1988, don Dionisio Salvadori dall'88 al '98 e don Paolo Marconato dal '98 fino a domenica scorsa quando ha fatto il suo ingresso alla Pieve di Castelfranco. D.Z.

Santo del giorno

san francesco d'assisi pastore e martire

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